Giancarlo Bonomo

                              La visione silenziosa dell'esistenza

 

L'arte ha il compito di farci percepire gli aspetti inediti della vita,ciò che sfugge allo sguardo distratto dall'apparenza delle cose,di un mondo velocissimo che difficilmente riusciamo a fermare. E proprio qui,in questo processo di 'cristallizzazione' dell'attimo interviene l'artista, come un fotografo del nostro tempo e della nostra anima, che ci fa vedere l'imprevisto, il fuggevole, l'inconsueto. L'artista vero che vede in maniera esclusiva e filtra quella porzione della vita a modo suo,nella personalizzazione dello stile che sarà, in seguito, autentico motivo – per noi che guardiamo– di fascino,coinvolgimento emozionale e sensoriale. Claudio Rolfi è totalmente immerso nella realtà contraddittoria del suo tempo,divisa fra progresso industriale ed alienazione umana,dove l'uomo stesso non compare,quasi fosse un 'accessorio' trascurabile di quella esistenza che,viceversa,lo richiamerebbe in scena quale artefice e protagonista di un'evoluzione personale e collettiva. Ecco, Rolfi interviene proprio qui, in ciò che sembra il punto morto del mondo, ai margini di una vita inquietante che si mostra nelle periferie, a ridosso delle sopraelevate collegate alle tangenziali o negli acquitrini fermi e desertici invasi da erbe palustri dove nessuno mai bagnerebbe neppure un dito. Per cui, la premessa che riguarda Rolfi è prettamente di natura metafisica. Le sue radici formative trovano proprio in quella dimensione – che trionfò nella prima metà del '900 con il periodo d'oro di de Chirico – il terreno ideale. Ovvero la messa in discussione dell'uomo nel rapporto con le macchine, la sua estraneità ad una vita che stava cambiando, l'enigma dell'assenza e del tempo che si ferma. Temi, questi, che determinarono una svolta nel modo di rappresentare l'oggettività del reale, e che Rolfi ha recuperato rimanendone ammaliato a più di un secolo di distanza. Dapprima, in età giovanile, indagando le situazioni d'ambiente, il silenzio ed il mistero delle cose (come bottiglie, bicchieri e suppellettili da cucina),secondo gli stilemi della metafisica più tradizionale, ed in seguito confrontandosi con gli spazi sconfinati di quelle inquietanti periferie che sono intorno a noi.